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Macco di fave e bieta: una ricetta siciliana rivisitata che sa di casa

Il macco è una minestra di legumi tipica della Sicilia.

Non è una zuppa qualunque, ma uno di quei piatti che raccontano una terra intera con pochi ingredienti e tanto tempo.

È una ricetta invernale antica, povera solo all’apparenza, che nasce per nutrire e scaldare, per riempire la pancia ma anche il cuore.

Tradizionalmente si prepara con le fave secche decorticate, ma può essere fatto anche con i piselli spezzati o con un mix di legumi.

Perché il macco di fave è così: cambia forma, ma non anima.

Parola di siciliana, il macco è delizioso sempre.

In Sicilia, le fave secche che si usano per il macco sono spesso più grandi rispetto a quelle che si trovano nei supermercati.

Hanno una consistenza diversa, più rustica, più irregolare.

Quelle che ho trovato io erano più piccole ed erano buone lo stesso.

E poi c’è una regola non scritta che vale più di ogni confronto: quando la voglia di macco chiama, bisogna rispondere subito.

Rimandare non serve, perché il macco è uno di quei piatti che ti restano in testa finché non li cucini.

È comfort food nel senso più autentico del termine.

Una ricetta siciliana semplice, con quello che c’è (e quello che è di stagione)

Questa è una versione leggermente rivisitata, come spesso succede nelle cucine vere.

In molte zone della Sicilia era considerato un piatto “di base”, presente nelle cucine di tutti, senza distinzione.

Ogni casa aveva la sua versione, ogni famiglia il suo piccolo segreto.

C’era chi lo voleva più denso, quasi da tagliare con il cucchiaio, e chi lo preferiva più morbido.

Chi aggiungeva a questa ricetta siciliana erbe spontanee raccolte nei campi, chi lo arricchiva nei giorni di festa. Ma il senso restava sempre lo stesso: usare poco per ottenere molto.

Nutrire il corpo, certo, ma anche creare un momento di condivisione.

A casa mia, quando era periodo, nel macco si metteva il finocchietto selvatico.  Quel profumo lì non lo dimentichi più: invade la cucina e ti fa sentire immediatamente nel posto giusto. In questa versione, invece, ho aggiunto biete e erbette, perché erano di stagione e perché il macco accoglie.

Un consiglio per te, uno di quei gesti che sembrano piccoli che fanno la differenza: qualche foglia di salvia legata con uno spago a un rametto di rosmarino, da immergere nella pentola.

Si copre e si lascia cuocere per almeno un’ora. Durante la cottura è importante controllare che ci sia sempre abbastanza acqua e, se serve, aggiungerne un po’.

Le fave devono avere il tempo di sfaldarsi lentamente, fino a diventare una crema rustica e avvolgente.

Non c’è bisogno di frullare, non c’è bisogno di forzare: il macco si fa da solo, serve dargli tempo.

Ed ecco cosa ti preparo per cena: Macco di fave, bieta e erbette

Macco di Fave

Ingredienti

  • 400 g g fave secche decorticate
  • 2 lt d’acqua circa
  • 200 g biete o erbette, o “giri”
  • 1 carota
  • 1 costa di sedano
  • 1 cipolla piccola
  • Olio evo, Sale, Pepe, Origano

La ricetta passo passo

  1. Prepara un trito con carota sedano e cipolla. In una padella scalda l’olio aggiungi il trito fai soffriggere qualche minuto.

  2. In seguito aggiungi le fave secche. Mescola e versa 1,5 l d’acqua.

  3. Con uno spago da cucina lega qualche foglia di salvia con un rametto di rosmarino e mettilo nella pentola, chiudi con il coperchio e cuoci per almeno un’ora.

  4. Durante la cottura controlla sempre che ci sia acqua a sufficienza e semmai aggiungine.

  5. Quando le fave saranno cotte si sfalderanno a questo punto aggiungi il sale e le biete lavate e tagliate a pezzi.

  6. Cuoci per altri 10 minuti poi servi con una spolverata di origano un giro d’olio a crudo è pepe nero macinato.

Videoricetta Macco di fave, bieta e erbette

Quando la semplicità diventa la cosa più buona

Quando le fave sono cotte e hanno raggiunto quella consistenza morbida e quasi vellutata, si aggiunge il sale e poi le biete, lavate e tagliate a pezzi.

Bastano altri dieci minuti di cottura perché tutto si amalgami. A questo punto il macco è pronto, e la cucina profuma di qualcosa che sa di casa, di inverno, di tavole apparecchiate senza troppe cerimonie.

Si serve caldo, con una spolverata di origano, un bel giro d’olio extravergine d’oliva a crudo e una macinata di pepe nero. L’olio qui non è un dettaglio: è parte del piatto, va lasciato lì, in superficie, a brillare. Il macco è una minestra nutriente, completa, che non ha bisogno di altro. Cucchiaio dopo cucchiaio diventa sempre più buono, sempre più confortante.

Se ti stai chiedendo cosa ti preparo per cena, o cosa preparare per cena quando hai voglia di qualcosa di semplice ma vero, il macco è una risposta perfetta.

È una delle mie ricette invernali preferite, che non segue le mode, che non ha bisogno di essere spiegata troppo.

Basta assaggiarla per capirla. Ed è proprio questo il suo bello.

Ancora oggi, il macco conserva quella dimensione lenta e rassicurante. È una minestra che chiede tempo, che non si può accelerare, che insegna ad aspettare.

Ed è forse proprio questo il suo valore più grande: ricordarci che alcune cose buone hanno bisogno di calma, di silenzio, di una pentola che borbotta piano sul fuoco.

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