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Riso per sushi e poke: la ricetta del Gohan insegnata da una cuoca giapponese

Con questa ricetta tutti possiamo fare il sushi a casa (e anche il poke!)

Ci sono ricette che aprono mondi, e ci sono gesti che rimangono impressi per sempre: il riso che scorre tra le dita, l’acqua che piano piano si schiarisce, il silenzio concentrato di chi impara qualcosa di nuovo.

Questo è stato per me il riso da sushi, la prima vera lezione che ho imparato da Megumi, la mia insegnante di cucina giapponese, che con una pazienza da giardino zen mi ha mostrato come dietro a quella semplicità solo apparente si nasconde una precisione quasi poetica.

Un’ottima idea se non sai cosa preparare per cena questa sera o, eventualmente, se hai cerchi una ricetta pranzo veloce.

E proprio il termine “gohan” – ご飯 in giapponese – descrive perfettamente questo rito quotidiano: non solo “riso cotto”, ma in effetti anche “pasto”.

In Giappone infatti, gohan significa letteralmente “riso” da cuocere, ma è usato anche per indicare “il pasto”, come in 朝ごはん (asa-gohan), pranzo e cena.

Il bello è che non serve trasformare la cucina in un laboratorio di Tokyo né andare alla ricerca di ingredienti introvabili.

Certo, lei mi parlava del riso Nishiki rice e del riso Loto rice, perfetti per ottenere quella consistenza tipica del sushi e del poke.

Se non lo trovate, potete tranquillamente usare il nostro riso Originario, italiano.

Ed è proprio qui che parte la magia: dall’idea che questa ricetta facile è per tutti.

Per chi ha voglia di provare, per chi desidera portare un po’ di Giappone in casa senza complicarsi la vita, per chi ama cucinare cose semplici che diventano speciali grazie ai piccoli rituali.

Un gesto ripetuto dieci volte (e ogni volta più bello)

La prima cosa che Megumi mi ha insegnato è stata questa: “Il riso va sciacquato finché l’acqua diventa trasparente. Non prima. Non dopo.”

Dieci risciacqui, a volte dodici, a volte nove. Dipende da quanto farinaceo è il chicco. Ma quel gesto lento, fatto ad acqua fredda, è già cucina giapponese.

È un modo di entrare in sintonia con un ingrediente così semplice e, allo stesso tempo, così determinante per il risultato finale.

Ogni volta che l’acqua si fa più limpida, hai la sensazione di togliere via qualcosa: la fretta, i pensieri, persino un po’ di rigidità. È come se il riso, prima ancora di cuocere, ti chiedesse attenzione.

Poi arriva il momento di metterlo in pentola, con la stessa quantità d’acqua (due bicchieri di riso, due bicchieri d’acqua). Non una goccia in più, non una in meno.

Pentola con coperchio ben chiuso, fuoco medio, niente distrazioni.

Il riso inizia a cuocere piano, manda fuori il suo vapore, annuncia che è pronto per la fase successiva. Allora abbassi la fiamma, lasci che cuocia al minimo, e poi, quando spegni, devi solo aspettare. Cinque minuti. Non aprire, non sbirciare, non rompere la magia.

Quando finalmente apri il coperchio, il profumo è quello tipico dei ristoranti giapponesi: semplice, pulito, quasi dolce.

È il profumo del riso che ti aspetta per essere trasformato. E in quel momento il termine gohan risuona ancora più forte: perché non stai solo preparando “riso”, stai preparando un “pasto”, un’esperienza.

Cosa ti preparo per cena: Riso per sushi

Riso sushi e poke

Ingredienti

  • 2 bicchieri di riso originario
  • 2 bicchieri d'acqua (uguale quantità di riso e acqua)

Per la salsa agrodolce

  • 40 g aceto di riso o mele
  • 20 g zucchero
  • 10 g sale

La ricetta passo passo

  1. Sciacqua il riso in acqua fino a quando l’acqua sarà trasparente (serviranno circa 10 risciacqui).

  2. Mettilo in una pentola con un coperchio che chiuda bene. Aggiungi i due bicchieri d’acqua, chiudi e cuoci a fuoco medio finché uscirà il vapore.

  3. Abbassa la fiamma al minimo e cuoci 20 minuti. Spegni il fuoco e lascia riposare 5 minuti.

  4. A questo punto potrai aprire la pentola che non va mai aperta durante la cottura.

  5. Mescola aceto zucchero e sale e versalo sul riso che avrai trasferito in una ciotola. Sventola con un ventaglio per raffreddare velocemente.

Videoricetta Riso per Sushi

Il segreto è nell’agrodolce (e nel modo in cui lo versi)

Se c’è un momento in cui questa ricetta si veste davvero di Giappone, è quando prepari la miscela agrodolce.

Megumi la faceva sempre nello stesso modo: aceto, zucchero e sale misurati al grammo, mescolati finché non diventano trasparenti come una piccola pozione.

L’agrodolce è ciò che trasforma un semplice riso bianco nel riso per sushi e poke che tutti amiamo: lucido, profumato, leggermente appiccicoso ma mai pesante.

La parte più bella è quando lo versi sul riso e inizi a mischiare con delicatezza, come se stessi pettinando un tessuto prezioso: movimenti ampi, mai schiacciare.

E mentre mescoli, devi sventolare. Sì: con un piccolo ventaglio o anche solo con un pezzo di cartone.

Megumi diceva che il riso ha bisogno di “aria fresca” per diventare perfetto, per raffreddarsi in fretta e prendere quella consistenza leggermente elastica che fa la differenza.

È una ricetta che avvicina, che invoglia, che fa sentire capaci. Una di quelle che, una volta imparata, non si dimentica più.

Proprio come una lezione di Megumi.

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